Solitudine e benessere: la risposta dell’OMS

31 Ottobre 2025

Una persona su sei nel mondo si sente sola. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) invita governi e comunità a considerare la connessione sociale una priorità di salute pubblica. 

Negli ultimi anni, e ancor più dopo la pandemia, è cresciuta la consapevolezza che la salute non è solo fisica o mentale, ma anche sociale. Lo ricorda il recente report dell’OMS “From Loneliness to Social Connection”, che definisce la connessione sociale come un pilastro essenziale del benessere umano. 

Secondo i dati raccolti tra il 2014 e il 2023, una persona su sei nel mondo dichiara di sentirsi sola. La solitudine non è un sentimento marginale: tra il 2014 e il 2019 è stata associata a 871.000 morti ogni anno. Le evidenze scientifiche dimostrano che la disconnessione sociale può aumentare il rischio di patologie cardiovascolari, depressione, ansia, ipertensione e diabete, con un impatto diretto sulla mortalità.

Chi è più a rischio 

La solitudine può colpire chiunque, ma alcuni gruppi risultano più vulnerabili: 


  • Giovani (13–29 anni): fino al 21% dichiara di sentirsi solo, con tassi più alti tra gli adolescenti. 

  • Persone che vivono in paesi a basso reddito: il 24% riferisce solitudine, rispetto all’11% nei paesi ad alto reddito. 

  • Anziani: fino a 1 su 3 vive in condizioni di isolamento sociale. 


Altri gruppi vulnerabili includono persone con disabilità, migranti e minoranze etniche, spesso esposte a barriere o discriminazioni che ostacolano la partecipazione sociale.

Fattori determinanti  

Le cause della solitudine sono molteplici: condizioni di salute fisica o mentale fragili, basso livello socioeconomico e di istruzione, transizioni di vita (pensionamento, lutti, perdita del lavoro, trasferimenti), caratteristiche individuali (es. introversione, bassa apertura all’esperienza), condizioni ambientali (es. vivere in quartieri poco sicuri o privi di spazi di socialità). Infine, l’uso della tecnologia digitale, che può sia favorire sia ridurre le connessioni reali, a seconda delle modalità e dei contesti di utilizzo.

Impatto sulla società e sulla salute 

Le persone con reti sociali forti vivono più a lungo e godono di una migliore salute fisica e mentale. Al contrario, la solitudine raddoppia il rischio di depressione e, negli anziani, aumenta la probabilità di sviluppare patologie come demenza o malattie neurodegenerative.
Gli effetti si estendono anche al rendimento scolastico e lavorativo: gli adolescenti che si sentono soli hanno il 22% di probabilità in più di ottenere risultati scolastici peggiori, mentre gli adulti soli incontrano maggiori difficoltà a mantenere un impiego, con ricadute economiche e sociali significative.

La risposta dell’OMS 

Per affrontare il problema in modo strutturale, l’OMS propone cinque linee di azione principali: 


  1. Politiche pubbliche: strategie nazionali per promuovere la connessione sociale e ridurre lo stigma legato alla solitudine; 

  2. Ricerca: rafforzare la ricerca scientifica globale, definendo priorità e iniziative innovative per affrontare le sfide principali; 

  3. Interventi efficaci: sviluppare e diffondere interventi basati su evidenze scientifiche e che siano adattabili e sostenibili; 

  4. Misurazione e dati: implementare strumenti standardizzati di monitoraggio e creare un indice globale di connessione sociale; 

  5. Engagement: promuovere una cultura della connessione attraverso campagne di sensibilizzazione e collaborazione tra governi, comunità, media e organizzazioni.

Verso una società più connessa e in salute 

Dunque, rafforzare le connessioni sociali significa migliorare la salute pubblica. Promuovere relazioni positive e ambienti socialmente inclusivi può contribuire a ridurre la mortalità, sostenere la salute mentale e rafforzare la resilienza delle comunità. La sfida per i prossimi anni sarà tradurre queste evidenze in azioni concrete, integrate nelle politiche sanitarie, educative e urbane.

Fonte: World Health Organization, 2025

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